Storie di carta #7
Per una buona ricostruzione, di qualunque genere, è necessaria una progettazione, ossia un’idea tradotta su carta che manifesti – attraverso una descrizione o un disegno – la prospettiva di un cambiamento.
La ricostruzione della sede del Seminario vescovile di Bergamo, come già detto in precedenza, ha comportato la creazione, all’interno dell’archivio storico dell’ente, di una serie archivistica che porta il suo stesso nome (“Ricostruzione del Seminario”) e che conserva una notevole mole di documentazione; si tratta di un insieme di atti importanti sia per i ricercatori che volessero raccogliere informazioni sulla storia architettonica di questo complesso edilizio, sia per ragioni amministrative interne, legate a successivi rifacimenti e sistemazioni all’interno dei locali seminariali, manifestando così la classica duplice funzione di un archivio, amministrativa e storica nel stesso tempo.
Diverse sono le tipologie documentarie presenti nei documenti della ricostruzione; una delle più suggestive è quella delle tavole, anche dette “elaborati grafici”. Esse rappresentano il necessario punto di partenza per una qualsiasi azione di sistemazione, ristrutturazione e rifacimento: sono l’idea visiva di un progetto che poi, se approvato, si trasformerà in una soluzione effettiva e concreta.
Gli elaborati grafici sono documenti di particolare fascino e hanno dimensioni ben più estese rispetto al resto dei documenti: se quando sono ripiegati occupano poco più dell’area di un foglio A4, una volta che vengono aperti possono raggiungere normalmente anche più di un metro, sia in altezza che in larghezza. Presentano un titolo e una sintetica descrizione dell’oggetto, cioè di quello che si vuole rappresentare, un numero d’ordine, una datazione – spesso seguita da altre date relative agli aggiornamenti e alle modifiche compiute sul disegno stesso – e il nome, qualche volta accompagnato da timbro e sottoscrizione, degli architetti o ingegneri che si sono occupati del progetto. Queste informazioni non sempre compaiono tutte in maniera sistematica, comportando talvolta difficoltà di riconoscimento e datazione delle tavole stesse. Tuttavia, esse sono per lo più affiancate da atti descrittivi, come relazioni tecniche o pratiche edilizie, che ne consentono il corretto inserimento all’interno della struttura archivistica.
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Storie di carta #6
Archivio come sinonimo di ricostruzione.
La sistemazione di un complesso documentario, realizzata attraverso lunghi processi di analisi delle carte, è la premessa fondamentale per dare nuovamente vita alla storia di un’istituzione, alla sua organizzazione e a tutti i mutamenti subiti nel corso del tempo.
Il valore culturale, storico e artistico di un’operazione del genere è molto elevato, non c’è dubbio. Ma, riflettendoci a fondo, ci sono anche risvolti di altra natura, come per esempio, la possibilità di tracciare la storia architettonica di un edificio o di una serie di edifici di proprietà di un ente. In tal caso, l’archivio, come fosse un ponte tra il passato e il futuro, permette di segnare con sicurezza i passaggi che hanno portato alla costruzione di una stanza, di un corridoio o di un cortile, e fornisce le informazioni tecniche di base per la realizzazione di progetti futuri.
L’archivio storico del Seminario vescovile di Bergamo conserva gli atti di un’importante esperienza di rifacimento strutturale della sua sede, con lunghi e complessi lavori edilizi compiuti negli anni Sessanta del secolo scorso che portarono alla realizzazione dell’attuale serie di fabbricati di via Arena. Per questo motivo, la grande mole di documentazione presente in archivio su tale argomento ha spinto a creare nel titolario di classificazione un’apposita voce, “Ricostruzione del Seminario”, per poter dare il giusto peso ad un’opera di ampio respiro non solo per questa istituzione, ma anche per la parte alta della città di Bergamo.
In allegato, per ora, soltanto una pillola di questo fondamentale passaggio della storia seminariale: il disegno di un progetto di sistemazione della sede di via Arena presentato nei primi mesi del 1954 dall’ingegnere Dante Fornoni (“Schema di un nuovo seminario”).
ASVBg, Carteggio Economato, Ricostruzione del Seminario, b. 2 f. 2
Storie di carta #5
Non è sempre facile ricostruire la storia di una persona del passato, soprattutto quando le informazioni di partenza sono parziali e lacunose.
Come noto, l’archivio storico del Seminario vescovile conserva la documentazione necessaria a questo scopo, in special modo per i seminaristi, coloro che hanno frequentato le scuole di questo ente, partendo dal Ginnasio, passando per il Liceo e concludendo con la Teologia. Un percorso lungo e impegnativo, di cui si può trovare riscontro nei registri scolastici.
Tuttavia, spesso accade che il ricercatore non sia in grado di indicare una data precisa o, quanto meno, un arco temporale ristretto per soddisfare rapidamente la ricerca dei dati.
In questi casi, il soccorso arriva da un altro registro speciale, quello degli iscritti alla Congregazione di Maria V. Annunziata: in questo volume (in realtà, ce ne sono diversi) sono stati registrati, in ordine alfabetico, e poi, per ogni lettera, in ordine cronologico, i nomi degli iscritti a tale congregazione. Il caso vuole che molto spesso i seminaristi si iscrivessero ad essa una volta entrati in Seminario; questo fatto, unito all’ordine alfabetico, permette spesso di avere un appiglio, un punto di partenza sicuro, anche quando non si possiede una chiara indicazione temporale.
Con la data d’iscrizione alla Congregazione mariana si può ricostruire, così, il viaggio compiuto nell’ente seminariale da ogni studente, oltre a scoprire altre notizie grazie ad annotazioni tracciate accanto ai nominativi riguardanti la vita e gli incarichi ricoperti dopo la conclusione degli studi.
ASVBg, Registri, Registri e cataloghi, Registri Congregazioni, F/14
Storie di carta #4
Fra i compiti dell’archivista – custode delle carte – c’è anche la gestione della sala studio e la conduzione di ricerche per utenti interni o esterni all’ente di appartenenza.
Una classica ricerca da compiere presso l’archivio storico del Seminario riguarda la raccolta di informazioni relative ad un sacerdote: ciò che si può trovare riguarda, principalmente, la carriera scolastica del presbitero e le diverse ordinazioni ricevute prima di diventare un sacerdote.
Ci sono numerosi registri che aiutano in tale ricerca:
– la serie C dei registri è intitolata “Registri scolastici” e raccoglie al suo interno i giornali degli studenti del Seminario dal lontano anno 1720;
– la serie I dei registri, invece, è intitolata “Registri dei sacri Ordini” e riporta i dati delle ordinazioni ricevute dai seminaristi lungo il loro percorso di studi dall’anno 1830.
Si tratta di documenti particolarmente preziosi per la ricostruzione della carriera di un seminarista dei secoli scorsi e per la struttura scolastica del tempo.
Nelle immagini sopra riportate, ad esempio, c’è un registro della scuola di Teologia del 1821: nella prima pagina, viene descritto il sistema di giudizi e votazioni con cui erano giudicati gli studenti:
“Per uniformarsi alle ricerche del Governo si ha adottato quest’anno per la prima volta le qualificazioni seguenti:
– Classe 1 con Lode che corrisponde all’ottimo
– Classe 1 che corrisponde al bene
– Classe 2 che corrisponde al mediocre
– Classe 3 che corrisponde al male”.
Criteri di giudizio estremamente simili a quelli utilizzati ancora oggi e a cui tutti siamo abituati.
ASVBg, Registri, Registri e cataloghi, Registri scolastici, C/161
Storie di carta #3
Questo fa la storia.
Un registro, un quaderno, una pergamena, un foglio di carta, un semplice materiale sporcato d’inchiostro: è grazie a tutto ciò se in passato, oggi e in ogni tempo si riuscirà a ricostruire la storia; e non solo la Storia generale del mondo, ma ogni storia, anche quella più piccola e apparentemente priva di valore.
L’archivio – si potrebbe dire – è alla base della ricostruzione storica, perché conserva, attraverso la documentazione, una memoria che travalica tempo e spazio e che, se correttamente protetta e valorizzata, non smetterà mai di stupire e regalare nuove notizie.
Prendendo, ad esempio, uno dei più antichi volumi qui conservati che raccoglie una serie di documenti relativi ad antiche proprietà di chiericati poi annesse ai possedimenti del Seminario vescovile, si ritrovano ad esempio memorie di un campo, detto «campo di S. Matteo», situato nella contrada del #Polaresco e di ragione della chiesa di S. Matteo di #Longuelo: i documenti raccontano passaggi di proprietà e investiture a titolo di locazione di questo terreno della città bergamasca, mostrando non solo chi ha posseduto e chi ha lavorato quella specifica terra, ma anche come essa veniva chiamata, quali fossero i suoi confini e spesso persino le qualità degli alberi e della vegetazione presenti su di essa nel XVI secolo.
Penso che chiunque abiti oggi in quelle zone potrebbe essere interessato anche solo ad ascoltare la storia della terra in cui abita, una storia a tutto tondo, mai noiosa, mai sterile, ma ricca, preziosa ed appassionante.
ASVBg, Carteggio generale, Patrimonio, Gli inizi del Seminario, b. 1, f. 1
Storie di carta #2
Nonostante una vita incredibilmente lunga, i documenti mantengono un fascino che supera i confini di tempo e spazio; la loro forma, il loro colore, il loro odore, persino il suono che producono quando vengono presi per essere consultati, riordinati o descritti sono unici.
E una tipologia documentaria che attira sempre molta attenzione e che non può mancare in un archivio storico, di qualunque ente, è il registro. Nonostante la sua struttura fisica, costituita da una coperta esterna in legno o cartone e talvolta rivestita da una copertina pergamenacea o cartacea, al cui interno sono rilegati fogli che lo rendono un vero e proprio volume, esattamente come i codici manoscritti presenti in una biblioteca di conservazione, il registro storico è a tutti gli effetti un documento e pertanto fa parte di una serie archivistica. Il suo contenuto, infatti, riguarda la registrazione di dati e informazioni relativi ad un qualsiasi argomento.
In particolare, nelle immagini postate, si può vedere un registro della prima metà dell’Ottocento: nel margine superiore, si trova il titolo, seguito, immediatamente più in basso, da una tabella ben strutturata con una serie di campi che vengono poi compilati a tutta pagina.
Non vi ricorda niente? Magari uno “strumento” che quasi tutti, oggi, usiamo quotidianamente? Non ricorda le tabelle informatiche di Excel?
Beh, francamente, per l’epoca digitale attuale, il richiamo mi sembra naturale, ma, a dirla tutta, non c’è proprio paragone (ovviamente vince il registro ottocentesco!).
ASVBg, Registri, Registri e cataloghi, Registri sacri ordini, I/2
#Storie di carta 1
Le cose essenziali per fare questo lavoro: un piano d’appoggio, una grande passione e, ovviamente, i documenti.
E tutti questi elementi ci sono nella raffigurazione sotto riportata: si tratta di una fotoriproduzione di 180×240 mm del quadro di Giorgio Oprandi intitolato “L’archivista”, donato al Seminario vescovile, insieme ad altre 22 opere, da Maria Oprandi nel 1964. Oggi, tali opere sono collocate nella sala “Oprandi Giorgio” presso la sede del Seminario.
Sembra un modo perfetto per presentare l’Archivio storico del Seminario vescovile di Bergamo (ASVBg), un complesso che conserva documentazione datata dal XV secolo ad oggi, rispecchiando la nascita e lo sviluppo dell’istituzione seminariale a Bergamo.
L’immagine raffigurante un archivista al lavoro è collocata in una delle serie più consistenti dell’archivio, denominata “Eredità e legati”, la quale comprende gli atti riguardanti disposizioni testamentarie e di ultima volontà, legati e donazioni disposti dalla metà del XVII secolo a favore del Seminario vescovile.
ASVBg, Carteggio generale, Patrimonio, Eredità, donazioni, costituzioni di legato, b. 23, f. 15