Storie di carta #16
Tutela e salvaguardia del paesaggio.
Durante i lavori di revisione della serie archivistica “Eredità e legati”, riguardante, com’è facilmente intuibile, i fascicoli di lasciti e donazioni disposti nel tempo a favore del Seminario vescovile, ci si è imbattuti in un interessante carteggio intercorso tra l’Ufficio tecnico comunale di Bergamo e la R. Soprintendenza all’arte medioevale e moderna della Lombardia: il tema di fondo, legato alla costruzione di abitazioni lungo le strade comunali in zona collinare, coinvolgeva innanzitutto la tutela paesaggistica di via Sudorno a Bergamo, ancora oggi una delle strade più belle e suggestive della Città alta.
Così scrivevano dall’Ufficio tecnico comunale al prof. Gino Chierici, soprintendente, il 19 gennaio 1939: “Mi consta che, prossimamente, verrà presentato a questo Ufficio tecnico municipale un progetto per la costruzione di una casa in via Sudorno […]. Ciò premesso, la scrivente fa rilevare che la via Sudorno – estendendosi sulla pendice del Colle di San Vigilio – costituisce, col suo prolungamento dei Torni e per un percorso del tutto pianeggiante, di oltre 3 km, il più agevole e, senza confronti, il più ameno e panoramico luogo di pubblico passaggio di Bergamo; che, mancando per le zone “extra muros” di Città alta qualsiasi piano regolatore, anzi, vigendo tuttora antichissime e generiche disposizioni edilizie, è persino consentito costruire a pochi metri di distanza dai frontisti; […] Per ciò tutto si fa vivo appello a codesta R. Soprintendenza, cui è commessa la tutela del paesaggio, onde si compiaccia intervenire sia coll’inclusione di via Sudorno nell’elenco di quelle panoramiche, sia in altro modo più acconcio e sollecito […]”.
Questo è soltanto un esempio delle tematiche che si possono ritrovare all’interno dei carteggi legati a testamenti e donazioni a beneficio del Seminario; infatti, accanto agli atti di pubblicazione di un testamento o di una donazione, sono presenti i cosiddetti “atti di provenienza”, relativi al bene in questione prima che venisse legato o donato al Seminario stesso.
ASVBg, Carteggio generale, Patrimonio, Eredità e legati, Eredità donazioni e costituzioni di legato, b. 25 f. 13
Storie di carta #15
Dati sensibili e documenti riservati.
Un tema di grande interesse nell’archivistica classica è quello che riguarda la consultabilità della documentazione. Non tutti gli atti d’archivio, infatti, possono essere consultati (almeno ad oggi): ciò dipende, infatti, dal loro contenuto e dalla loro datazione. In particolare, quei documenti che conservano al loro interno dati sensibili o – come si suol dire – sensibilissimi, riguardanti perciò, in particolar modo, la salute e la vita privata della persona di cui tengono notizia, allora sarà necessario attendere un determinato periodo di tempo prima che le informazioni in essi contenute siano fruibili agli studiosi interessati.
Nell’archivio storico del Seminario vescovile, ci sono diversi atti di tale natura, anche perché si tratta di un ente in continua attività; nello specifico, all’interno della sezione “Carteggio generale”, si trova una serie dal titolo “Riservato” che conserva principalmente la documentazione relativa ai seminaristi e i loro fascicoli personali.
Le tipologie documentarie che si possono trovare all’interno di ogni fascicolo (in tal caso, gli atti sono ripiegati e conservati in piccole buste) sono le seguenti:
– questionari inviati dal Vescovo ai sacerdoti titolari delle parrocchie in cui vivono i seminaristi (questi parroci hanno il compito di vigilare sulla condotta dei giovani avviati al sacerdozio e rispondere ad alcune domande sul loro comportamento);
– note informative e carteggio intercorso tra il Rettore del Seminario e quei seminaristi non residenti in Seminario o chiamati al servizio militare durante la guerra (in tal caso, si possono riscontrare anche notizie sul percorso svolto dai giovani nell’esercito).
Si tratta di documentazione di grande interesse, finalizzata all’espressione di un giudizio sul percorso di formazione dei seminaristi e sulla loro condotta in vista del passo più importante: indossare l’abito talare e divenire sacerdoti.
ASVBg, Carteggio generale, Riservato, Fascicoli personali
Storie di carta #14
Diversità nella continuità.
Nel corso del tempo, le metodologie d’archiviazione dei documenti cambiano, mutano, si evolvono. Le motivazioni sono diverse: col passare degli anni, vengono modificati gli strumenti scrittori e di supporto, vengono presi a riferimento nuovi modelli di documentazione e vengono immaginate e messe in pratica nuove modalità di sistemazione della documentazione.
Un esempio in tale direzione può essere colto, in particolare, in quelle serie archivistiche che hanno una continuità cronologica, che non si esauriscono in un arco temporale limitato, come la serie dei registri scolastici dell’archivio storico del Seminario vescovile di Bergamo, un aggregato di volumi ivi conservati e datati dal 1720 (con lacune) fino ai giorni nostri.
La modalità di archiviazione è quella annuale e per materia: nel XVIII secolo, i registri portano l’intitolazione “Liber examinum pro litteris” o “Liber examinum pro scientiis”, seguiti dall’anno scolastico, mettendo in evidenza una distinzione immediata tra le materie “letterarie”, ossia grammatica, umanità e retorica, e quelle “scientifiche”, che in tal caso sono logica, fisica e teologia; già nel XIX secolo, invece, l’intitolazione viene redatta in italiano (per esempio, “Catalogo degli studenti di filosofia per l’anno …”) e vengono fatte distinzioni principalmente fra registri degli alunni del Ginnasio, degli studi filosofici e di Teologia.
Cambia anche la modalità di stesura del testo all’interno dei volumi: se originariamente, per ogni studente viene lasciata una pagina intera da compilare, con lo scorrere degli anni, il formato delle schede degli alunni diminuisce sempre più, passando da due nominativi per pagina fino a creare, nel Novecento, delle vere e proprie tabelle in cui si raggruppano anche dieci studenti in una sola pagina.
Interessante è vedere, inoltre, come muta il metodo di giudizio: prima di giungere a votazioni o classificazioni numeriche presenti già all’inizio dell’Ottocento, nel secolo precedente si valutava ogni disciplina secondo i criteri di ingenio, diligenza e disciplina, con valutazioni di questo genere: “mediocre”, “costante”, “sopra la media”, “buono”, “ottimo”.
ASVBg, Registri e cataloghi, Registri scolastici, C/99
Storie di carta #13
Archivio, cassaforte del patrimonio immobiliare.
Quando si compra o si vende un immobile, è opportuno conoscere la sua storia: quando è stato costruito, chi era il committente e proprietario originario, quali sono stati i passaggi di proprietà nel corso del tempo, come si presentava strutturalmente l’edificio in origine e altre informazioni ancora utili al passaggio di gestione o proprietà.
Per questo, in archivio è fondamentale conservare un fascicolo contenente gli atti di provenienza di tutti i beni immobili di una determinata istituzione; fra questi, naturalmente, ci sono alcune tipologie documentarie che ritornano in maniera più o meno costante in ogni fascicolo:
– la promessa e il preliminare di vendita;
– l’istrumento notarile di compravendita;
– l’atto di consegna dell’immobile;
– un elenco dei materiali esistenti e dei beni consegnati al momento dell’acquisto;
– estratti mappali;
– e la nota di trascrizione nei registri immobiliari.
Particolare interesse e curiosità suscitano sempre gli istrumenti notarili, in originale, copia autentica o copia semplice (trascrizione dell’atto, senza tuttavia la validazione del notaio).
Con il loro aspetto formale, già sulla prima pagina riportano i dati essenziali dell’azione giuridica in essi contenuta, tutte informazioni indispensabili per una buona descrizione dell’atto notarile da parte dell’archivista: la datazione del documento, il numero di repertorio, la tipologia di atto, gli attori interessati (nel caso specifico, venditore e acquirente) e i dati identificativi del notaio redattore del documento.
Forma e contenuto a salvaguardia della memoria di un fabbricato.
ASVBg, Intervento di inventariazione in corso (anno 2021)
Storie di carta #12
Anche l’occhio vuole la sua parte.
I documenti d’archivio sono beni culturali a tutti gli effetti e, come noto, svolgono una funzione essenziale nella conservazione della storia di un’istituzione, di una persona o di una famiglia. La loro importanza deriva dal contenuto, dalle informazioni scritte su di essi, senza le quali non si potrebbe ricostruire alcuna narrazione storica.
Tuttavia, non solo agli occhi di un non addetto ai lavori, ma anche a quelli – più attenti – di un archivista, le fonti d’archivio, per lo più scritte, hanno un valore rilevante anche in base al loro – per così dire – aspetto esteriore, quelli che in gergo tecnico vengono definiti “caratteri estrinseci”. Proprio così: la legatura, gli assi e la coperta di un registro o di un codice, il supporto scrittorio membranaceo o cartaceo, l’inchiostro bruno o chiaro, la cosiddetta “mise en page” con i sistemi di foratura e rigatura, i dispositivi di accesso, gli elementi decorativi (come miniature o immagini tracciate manualmente) e altri ancora fanno tutti parte di quelle peculiarità “esteriori”, non relative al contenuto di un codice o di un documento, ma che ne hanno permesso il confezionamento e lo hanno condotto alla forma ed esteriorità apprezzabile a prima vista.
Per questi motivi, alcuni atti risulteranno più interessanti di altri, anche se magari saranno meno significativi da un punto di vista puramente contenutistico. Solitamente, la documentazione più antica e datata di un archivio è quella che affascina e sorprende maggiormente, proprio per il fatto che si tratta di un prodotto lontano temporalmente da quella che è la produzione odierna di un qualsiasi documento.
Contrariamente a tutto ciò, le immagini qui riportate sono state prese da un registro del secolo scorso, organizzato sotto forma di rubrica: nella pagina iniziale di ogni lettera, sono state disegnate o abbozzate delle splendide iniziali decorate; nella maggior parte dei casi, si trova il disegno completo a colori, nei casi delle lettere finali dell’alfabeto, invece, ci sono più spesso soltanto i disegni preparatori a matita. Rimangono, in ogni caso, uno spettacolo.
ASVBg, Registri, Registri e cataloghi, Registri Congregazioni, F/14
Storie di carta #11
La solennità dell’Annunciazione – festeggiata nella giornata di ieri, 25 marzo – permette di riportare alla memoria una “sodalità” legata al Seminario vescovile di Bergamo: si tratta della Congregazione eretta sotto il titolo dell’annunciazione della B.V. Maria, anche detta Congregazione mariana.
Le sue origini si perdono nel XVII secolo, quando presumibilmente si cominciarono a seguire determinate pratiche caritatevoli, confluite poi in un vero e proprio sodalizio. Fra le memorie più antiche, si trova un quadernetto che ne riporta alcune notizie sulla storia e gli scopi: in queste pagine, appunto, si riferisce che la congregazione venne canonicamente fondata nel 1660 da Gregorio Barbarigo, allora vescovo di Bergamo, e venne poi confermata nel secolo seguente, quando il pontefice Benedetto XIII, con un breve del 13 aprile 1726, le concesse in perpetuo numerose indulgenze e grazie spirituali.
Successivamente, questa unione di uomini e intenti si diede un’organizzazione precisa. Sono conservati, nell’archivio storico del Seminario, gli atti relativi alla stesura di uno statuto o regolamento della congregatio, entrato in vigore con la festa dell’Annunciazione del 1944: esso mette in luce quello che era lo scopo della confraternita, ossia il tener viva e accesa negli associati la devozione verso Maria e il favorire – con questo e altri mezzi spirituali – la loro formazione ecclesiastica. Infatti, gli iscritti alla congregazione erano proprio gli alunni e scolari del Seminario, che potevano chiedere di farne parte già dall’età dell’adolescenza, quando frequentavano il cosiddetto Seminario minore (scuola media e ginnasio); l’intento era chiaro: una schiera di giovani, che trovandosi tutti insieme raccolti sotto la stessa casa, cresceva e si formava sotto la protezione e la guida della Madre di Dio.
Nello stesso statuto del 1944, inoltre, c’è un paragrafo di particolare interesse dedicato a biblioteca e archivio: “La Congregazione avrà nelle diverse camerate (teologia, liceo, ginnasio, scuola media) una biblioteca di libri ascetici, con prevalenza di opere mariane. […] Le relazioni, i libri-cassa, il Chronicon, i documenti e quanto può avere valore documentario viene raccolto nello speciale archivio della Congregazione annesso all’archivio del Seminario”. Questa prescrizione è stata mantenuta, visto che ad oggi si sono conservati registri e atti della congregazione, con informazioni su iscrizioni, ammissioni, incarichi, necrologi e indulgenze, un piccolo archivio nell’archivio.
ASVBg, Registri, Registri e cataloghi, Registri Congregazioni, F/2, F/3 ed F/40
Storie di carta #10
Archivio, ordine e precisione.
Una delle azioni fondamentali del lavoro di un archivista è l’inventariazione, ossia la creazione di un inventario (dal latino «invenio», trad. trovare, rintracciare), uno strumento che serva a ritrovare facilmente la documentazione.
Per la redazione di un inventario, ovviamente, bisogna compiere molte operazioni intermedie, tra le quali ha un ruolo speciale la schedatura o descrizione archivistica: un processo non semplice, che cerca, in maniera sintetica ma, allo stesso tempo, puntuale, di descrivere un documento, senza scendere nei particolari del contenuto, ma dandone i giusti riferimenti per il suo reperimento in fase di ricerca. Per questo, la descrizione è composta da dati e informazioni che permettano di conoscere la tipologia documentaria, gli estremi cronologici, l’oggetto e i soggetti a cui l’atto stesso si riferisce (redattore, mittente, destinatario).
Certo, tale compito può essere facilitato quando i produttori della documentazione sono stati estremamente diligenti nella sistemazione delle carte. Un esempio di tale solerzia viene, ancora una volta, dalla serie riguardante i lavori di sistemazione della sede seminariale, in particolare dalle relazioni che, alla fine di ogni anno, l’avv. Lorenzo Suardi, presidente della Commissione per la ricostruzione del Seminario, inviava al Seminario stesso, un vero e proprio modello di raccolta ordinata di atti: l’avvocato cominciava con una relazione sommaria sul lavoro svolto in un’intera annata, una cronaca degli eventi che accompagnavano le opere edilizie, con riferimenti puntuali ad atti e lettere; proseguiva allegando a tale relazione i documenti che citava nella stessa, permettendo al lettore di ritrovare e leggere immediatamente il documento citato, che fosse in originale, copia o minuta; e – ciliegina sulla torta – redigeva un elenco degli allegati, con descrizione e assegnazione di un numero progressivo ad ogni documento.
Uno spettacolo agli occhi di un archivista.
Storie di carta #9
La storia è memoria.
Fare storia equivale a ricordare, rinarrare, riscoprire ciò che è avvenuto in passato e che plasma e condiziona ciò che avverrà in futuro; vuol dire riportare alla luce qualcosa che si nasconde tra le ombre della memoria.
In passato, per raccontare ai posteri gli avvenimenti di un altro tempo, gli scrittori di storia erano soliti redigere delle cronache, ossia resoconti dei fatti che accadevano mentre chi scriveva era in vita; spesso, gli storiografi giustificavano le proprie parole messe per iscritto dicendo che erano fonti vere e attendibili trattando proprio di avvenimenti che avevano potuto vedere con i propri occhi.
Interessante e, allo stesso tempo, ammirevole è il lavoro svolto da alcuni protagonisti della storia del Seminario vescovile, i quali, come nei secoli passati, hanno deciso di riportare su carta quello che accadeva nella vita quotidiana seminariale, in ogni ambito. Così, anche solo sfogliando il titolario dell’archivio, si scoprono “Cronache” o “Cronicon” – detto alla latina – in molteplici ambiti, amministrativi, scolastici e sociali.
Si presenta qui – come esempio – la “Cronaca del Seminario” che coprì gli anni 1967 – 1982, redatta a cura della Congregazione mariana; essa narra, nello specifico, i fatti vissuti dal punto di vista degli studenti di Teologia. La prima pagina, datata 11 ottobre 1967, si apre con la narrazione dell’ingresso nella sede del nuovo Seminario, i cui lavori di ristrutturazione si conclusero proprio in quell’anno: «Leggermente in ritardo nei confronti degli altri anni, eccoci tutti ritornati in Seminario. Grandissima, stupenda novità: il Seminario nuovo è terminato, è finito finalmente il cosiddetto periodo della “diaspora”. Il Seminario nuovo s’è aperto, luminoso e bello ad accoglierci tutti, ginnasiali liceali teologi. Noi teologi siamo entusiasti, respiriamo ebbri, con un’aria di superiorità, di maturità, di autosufficienza: le stanzette ci danno un tono». Anche grazie a questi ricordi, così carichi di emozione e coinvolgimento da parte di chi li ha scritti, passa la ricostruzione di un ente, di un’istituzione, di una comunità.
ASVBg, Carteggio generale, Comunità, Comunità di Teologia, Cronicon, b. 1 f. 1
Storie di carta #8
Un progetto ha sempre un risultato finale.
Nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso, il Seminario vescovile ebbe la sua nuova sede, una sede ristrutturata, rimodernata e ampliata, collocata sul colle di S. Giovanni, con una splendida vista sulla pianura bergamasca.
Il risultato dei lavori di sistemazione del complesso di fabbricati del Seminario di Bergamo non è soltanto apprezzabile attraverso la vista degli stessi edifici, ma può essere anche mostrato attraverso le carte e i documenti che attestano la grande operazione edilizia compiuta in quegli anni. Fra la corrispondenza relativa ai lavori, infatti, oltre a trovare le relazioni sull’andamento delle opere e il carteggio con enti e professionisti, si possono trovare numerosi riferimenti al momento di completamento dei lavori stessi e quindi alle giornate di inaugurazione della sede e di alcune sue parti.
Per citare un esempio, il giorno 7 marzo 1966 venne inaugurato e consegnato a mons. Clemente Gaddi, vescovo di Bergamo, il nuovo auditorium del Seminario. Il programma della cerimonia prevedeva un concerto polifonico della corale della basilica di S. Maria Maggiore di Bergamo, diretto dal maestro don Giuseppe Pedemonti, il discorso di apertura dell’avv. Lorenzo Suardi, presidente della Commissione vescovile per la costruzione del nuovo Seminario, e la benedizione del vescovo.
Fra gli atti presenti in archivio, si segnala in particolare il discorso dell’avv. Suardi, ricco di soddisfazione ed emozione per l’obiettivo raggiunto: “Signori, qualche giorno fa, quando l’amico mio carissimo don Labindo Serughetti mi pregò, anche a nome del sig. rettore del Seminario, mons. Severo Bortolotti, di dire io poche parole per la consegna ufficiale di questo Auditorium a S.E. l’arcivescovo mons. Gaddi, avvertii un tremito, nelle mie membra, e mentre tentavo di schermirmi, osservando che tanti altri ben più meritevoli avrebbero potuto assolvere così onorifico incarico, mi vennero alla mente le parole ‘Domine, non sum dignus’. […] Accettai; ed eccomi ora qui, non senza un certo tremore, a dire il vero, ma grandemente rinfrancato e rincuorato dalle meraviglie che, dal proscenio da dove parlo, si presentano alla vista di questo salone, di questo anfiteatro, ampio e spazioso, armonico e funzionale, accogliente e caldo per le sue tinte, per le sue finiture, per le sue luci”.
ASVBg, Carteggio generale, Sede del Seminario vescovile, Colle di S. Giovanni, Ricostruzione del Seminario, Progettazione ed esecuzione dei lavori, b. 6 f. 2
Storie di carta #7
Per una buona ricostruzione, di qualunque genere, è necessaria una progettazione, ossia un’idea tradotta su carta che manifesti – attraverso una descrizione o un disegno – la prospettiva di un cambiamento.
La ricostruzione della sede del Seminario vescovile di Bergamo, come già detto in precedenza, ha comportato la creazione, all’interno dell’archivio storico dell’ente, di una serie archivistica che porta il suo stesso nome (“Ricostruzione del Seminario”) e che conserva una notevole mole di documentazione; si tratta di un insieme di atti importanti sia per i ricercatori che volessero raccogliere informazioni sulla storia architettonica di questo complesso edilizio, sia per ragioni amministrative interne, legate a successivi rifacimenti e sistemazioni all’interno dei locali seminariali, manifestando così la classica duplice funzione di un archivio, amministrativa e storica nel stesso tempo.
Diverse sono le tipologie documentarie presenti nei documenti della ricostruzione; una delle più suggestive è quella delle tavole, anche dette “elaborati grafici”. Esse rappresentano il necessario punto di partenza per una qualsiasi azione di sistemazione, ristrutturazione e rifacimento: sono l’idea visiva di un progetto che poi, se approvato, si trasformerà in una soluzione effettiva e concreta.
Gli elaborati grafici sono documenti di particolare fascino e hanno dimensioni ben più estese rispetto al resto dei documenti: se quando sono ripiegati occupano poco più dell’area di un foglio A4, una volta che vengono aperti possono raggiungere normalmente anche più di un metro, sia in altezza che in larghezza. Presentano un titolo e una sintetica descrizione dell’oggetto, cioè di quello che si vuole rappresentare, un numero d’ordine, una datazione – spesso seguita da altre date relative agli aggiornamenti e alle modifiche compiute sul disegno stesso – e il nome, qualche volta accompagnato da timbro e sottoscrizione, degli architetti o ingegneri che si sono occupati del progetto. Queste informazioni non sempre compaiono tutte in maniera sistematica, comportando talvolta difficoltà di riconoscimento e datazione delle tavole stesse. Tuttavia, esse sono per lo più affiancate da atti descrittivi, come relazioni tecniche o pratiche edilizie, che ne consentono il corretto inserimento all’interno della struttura archivistica.
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Storie di carta #6
Archivio come sinonimo di ricostruzione.
La sistemazione di un complesso documentario, realizzata attraverso lunghi processi di analisi delle carte, è la premessa fondamentale per dare nuovamente vita alla storia di un’istituzione, alla sua organizzazione e a tutti i mutamenti subiti nel corso del tempo.
Il valore culturale, storico e artistico di un’operazione del genere è molto elevato, non c’è dubbio. Ma, riflettendoci a fondo, ci sono anche risvolti di altra natura, come per esempio, la possibilità di tracciare la storia architettonica di un edificio o di una serie di edifici di proprietà di un ente. In tal caso, l’archivio, come fosse un ponte tra il passato e il futuro, permette di segnare con sicurezza i passaggi che hanno portato alla costruzione di una stanza, di un corridoio o di un cortile, e fornisce le informazioni tecniche di base per la realizzazione di progetti futuri.
L’archivio storico del Seminario vescovile di Bergamo conserva gli atti di un’importante esperienza di rifacimento strutturale della sua sede, con lunghi e complessi lavori edilizi compiuti negli anni Sessanta del secolo scorso che portarono alla realizzazione dell’attuale serie di fabbricati di via Arena. Per questo motivo, la grande mole di documentazione presente in archivio su tale argomento ha spinto a creare nel titolario di classificazione un’apposita voce, “Ricostruzione del Seminario”, per poter dare il giusto peso ad un’opera di ampio respiro non solo per questa istituzione, ma anche per la parte alta della città di Bergamo.
In allegato, per ora, soltanto una pillola di questo fondamentale passaggio della storia seminariale: il disegno di un progetto di sistemazione della sede di via Arena presentato nei primi mesi del 1954 dall’ingegnere Dante Fornoni (“Schema di un nuovo seminario”).
ASVBg, Carteggio Economato, Ricostruzione del Seminario, b. 2 f. 2
Storie di carta #5
Non è sempre facile ricostruire la storia di una persona del passato, soprattutto quando le informazioni di partenza sono parziali e lacunose.
Come noto, l’archivio storico del Seminario vescovile conserva la documentazione necessaria a questo scopo, in special modo per i seminaristi, coloro che hanno frequentato le scuole di questo ente, partendo dal Ginnasio, passando per il Liceo e concludendo con la Teologia. Un percorso lungo e impegnativo, di cui si può trovare riscontro nei registri scolastici.
Tuttavia, spesso accade che il ricercatore non sia in grado di indicare una data precisa o, quanto meno, un arco temporale ristretto per soddisfare rapidamente la ricerca dei dati.
In questi casi, il soccorso arriva da un altro registro speciale, quello degli iscritti alla Congregazione di Maria V. Annunziata: in questo volume (in realtà, ce ne sono diversi) sono stati registrati, in ordine alfabetico, e poi, per ogni lettera, in ordine cronologico, i nomi degli iscritti a tale congregazione. Il caso vuole che molto spesso i seminaristi si iscrivessero ad essa una volta entrati in Seminario; questo fatto, unito all’ordine alfabetico, permette spesso di avere un appiglio, un punto di partenza sicuro, anche quando non si possiede una chiara indicazione temporale.
Con la data d’iscrizione alla Congregazione mariana si può ricostruire, così, il viaggio compiuto nell’ente seminariale da ogni studente, oltre a scoprire altre notizie grazie ad annotazioni tracciate accanto ai nominativi riguardanti la vita e gli incarichi ricoperti dopo la conclusione degli studi.
ASVBg, Registri, Registri e cataloghi, Registri Congregazioni, F/14
Storie di carta #4
Fra i compiti dell’archivista – custode delle carte – c’è anche la gestione della sala studio e la conduzione di ricerche per utenti interni o esterni all’ente di appartenenza.
Una classica ricerca da compiere presso l’archivio storico del Seminario riguarda la raccolta di informazioni relative ad un sacerdote: ciò che si può trovare riguarda, principalmente, la carriera scolastica del presbitero e le diverse ordinazioni ricevute prima di diventare un sacerdote.
Ci sono numerosi registri che aiutano in tale ricerca:
– la serie C dei registri è intitolata “Registri scolastici” e raccoglie al suo interno i giornali degli studenti del Seminario dal lontano anno 1720;
– la serie I dei registri, invece, è intitolata “Registri dei sacri Ordini” e riporta i dati delle ordinazioni ricevute dai seminaristi lungo il loro percorso di studi dall’anno 1830.
Si tratta di documenti particolarmente preziosi per la ricostruzione della carriera di un seminarista dei secoli scorsi e per la struttura scolastica del tempo.
Nelle immagini sopra riportate, ad esempio, c’è un registro della scuola di Teologia del 1821: nella prima pagina, viene descritto il sistema di giudizi e votazioni con cui erano giudicati gli studenti:
“Per uniformarsi alle ricerche del Governo si ha adottato quest’anno per la prima volta le qualificazioni seguenti:
– Classe 1 con Lode che corrisponde all’ottimo
– Classe 1 che corrisponde al bene
– Classe 2 che corrisponde al mediocre
– Classe 3 che corrisponde al male”.
Criteri di giudizio estremamente simili a quelli utilizzati ancora oggi e a cui tutti siamo abituati.
ASVBg, Registri, Registri e cataloghi, Registri scolastici, C/161
Storie di carta #3
Questo fa la storia.
Un registro, un quaderno, una pergamena, un foglio di carta, un semplice materiale sporcato d’inchiostro: è grazie a tutto ciò se in passato, oggi e in ogni tempo si riuscirà a ricostruire la storia; e non solo la Storia generale del mondo, ma ogni storia, anche quella più piccola e apparentemente priva di valore.
L’archivio – si potrebbe dire – è alla base della ricostruzione storica, perché conserva, attraverso la documentazione, una memoria che travalica tempo e spazio e che, se correttamente protetta e valorizzata, non smetterà mai di stupire e regalare nuove notizie.
Prendendo, ad esempio, uno dei più antichi volumi qui conservati che raccoglie una serie di documenti relativi ad antiche proprietà di chiericati poi annesse ai possedimenti del Seminario vescovile, si ritrovano ad esempio memorie di un campo, detto «campo di S. Matteo», situato nella contrada del #Polaresco e di ragione della chiesa di S. Matteo di #Longuelo: i documenti raccontano passaggi di proprietà e investiture a titolo di locazione di questo terreno della città bergamasca, mostrando non solo chi ha posseduto e chi ha lavorato quella specifica terra, ma anche come essa veniva chiamata, quali fossero i suoi confini e spesso persino le qualità degli alberi e della vegetazione presenti su di essa nel XVI secolo.
Penso che chiunque abiti oggi in quelle zone potrebbe essere interessato anche solo ad ascoltare la storia della terra in cui abita, una storia a tutto tondo, mai noiosa, mai sterile, ma ricca, preziosa ed appassionante.
ASVBg, Carteggio generale, Patrimonio, Gli inizi del Seminario, b. 1, f. 1
Storie di carta #2
Nonostante una vita incredibilmente lunga, i documenti mantengono un fascino che supera i confini di tempo e spazio; la loro forma, il loro colore, il loro odore, persino il suono che producono quando vengono presi per essere consultati, riordinati o descritti sono unici.
E una tipologia documentaria che attira sempre molta attenzione e che non può mancare in un archivio storico, di qualunque ente, è il registro. Nonostante la sua struttura fisica, costituita da una coperta esterna in legno o cartone e talvolta rivestita da una copertina pergamenacea o cartacea, al cui interno sono rilegati fogli che lo rendono un vero e proprio volume, esattamente come i codici manoscritti presenti in una biblioteca di conservazione, il registro storico è a tutti gli effetti un documento e pertanto fa parte di una serie archivistica. Il suo contenuto, infatti, riguarda la registrazione di dati e informazioni relativi ad un qualsiasi argomento.
In particolare, nelle immagini postate, si può vedere un registro della prima metà dell’Ottocento: nel margine superiore, si trova il titolo, seguito, immediatamente più in basso, da una tabella ben strutturata con una serie di campi che vengono poi compilati a tutta pagina.
Non vi ricorda niente? Magari uno “strumento” che quasi tutti, oggi, usiamo quotidianamente? Non ricorda le tabelle informatiche di Excel?
Beh, francamente, per l’epoca digitale attuale, il richiamo mi sembra naturale, ma, a dirla tutta, non c’è proprio paragone (ovviamente vince il registro ottocentesco!).
ASVBg, Registri, Registri e cataloghi, Registri sacri ordini, I/2
#Storie di carta 1
Le cose essenziali per fare questo lavoro: un piano d’appoggio, una grande passione e, ovviamente, i documenti.
E tutti questi elementi ci sono nella raffigurazione sotto riportata: si tratta di una fotoriproduzione di 180×240 mm del quadro di Giorgio Oprandi intitolato “L’archivista”, donato al Seminario vescovile, insieme ad altre 22 opere, da Maria Oprandi nel 1964. Oggi, tali opere sono collocate nella sala “Oprandi Giorgio” presso la sede del Seminario.
Sembra un modo perfetto per presentare l’Archivio storico del Seminario vescovile di Bergamo (ASVBg), un complesso che conserva documentazione datata dal XV secolo ad oggi, rispecchiando la nascita e lo sviluppo dell’istituzione seminariale a Bergamo.
L’immagine raffigurante un archivista al lavoro è collocata in una delle serie più consistenti dell’archivio, denominata “Eredità e legati”, la quale comprende gli atti riguardanti disposizioni testamentarie e di ultima volontà, legati e donazioni disposti dalla metà del XVII secolo a favore del Seminario vescovile.
ASVBg, Carteggio generale, Patrimonio, Eredità, donazioni, costituzioni di legato, b. 23, f. 15