8Osservatori cristiani non cattolici invitati al Concilio

L’importanza, sottolineata la scorsa volta, della finalità ecumenica del Concilio ha fatto sì che ad esso venissero invitati anche osservatori cristiani non cattolici.

Il 2 dicembre 1960 l’Arcivescovo anglicano di Canterbury dott. Fisher va a Roma in visita al Papa: egli riconosce che per ora l’unione non è possibile perché ciò significherebbe soggezione a Roma, ma si deve insistere sull’unità di spirito e su ciò che vi è in comune tra anglicani e cattolici, invece di combattersi. Ciò, per il Papa, è segno di progresso e indica che non si devono nutrire timori reciproci.

Il 25 aprile 1962 il Cardinal Bea dichiara che gli osservatori non cattolici invitati al Concilio potranno seguirne i lavori partecipando alle sedute plenarie in S. Pietro, dove si discuteranno gli schemi da approvare. Il 5 luglio 1962 il nuovo Arcivescovo anglicano Ramsey (nella foto) rende noti i nomi dei tre delegati della sua Chiesa che assisteranno, con i delegati di altre Chiese non cattoliche (Luterana, ecc.), alle sedute plenarie del Concilio e dice: “E’ conveniente che noi della Comunione Anglicana accettiamo questo invito dai nostri colleghi cristiani nella Chiesa Cattolica Romana. Le profonde differenze dottrinali tra la Chiesa di Roma e la nostra non impediscono di invitare tutti i cristiani a pregare per il prossimo Concilio”.

Nel mondo ortodosso Atenagora, Patriarca di Costantinopoli, è favorevole a mandare osservatori e desidera incontrare il Papa, di cui dice: “E’ il Papa dell’unità e della carità. Dobbiamo pensare soprattutto a ciò che abbiamo in comune: la fede in Nostro Signore, la Tradizione, le Scritture, i sacramenti. L’unità è più che mai necessaria oggi per poterci abbracciare reciprocamente, piangere insieme a motivo della nostra lunga separazione, manifestare la nostra afflizione per il passato e la gioia per l’avvenire”. Invece Alexis, Patriarca di Mosca, dapprima è contrario a mandare osservatori, poi accetta, ma nel frattempo Atenagora, ignaro di tale decisione, per non rompere l’unità delle Chiese ortodosse, dichiara impossibile l’invio di suoi osservatori a Roma.

7 – L’Ecumenismo: un tema centrale nelle intenzioni di Giovanni XXIII

Uno dei motivi principali che hanno spinto Giovanni XXIII a convocare il Concilio è stato quello ecumenico, cioè il desiderio di promuovere un riavvicinamento tra i fratelli separati e la Chiesa cattolica. Questo obiettivo viene spesso sottolineato, oltre che dal Papa stesso, anche dal Cardinale gesuita tedesco Agostino Bea, posto alla guida del Segretariato dell’unità dei cristiani, come quando, in una intervista a New York il 17 giugno 1960, egli, citando il Motu proprio Superno Dei nutu, dichiara che il Segretariato si propone due scopi: fare in modo che “i fratelli separati possano seguire i lavori del Concilio e più facilmente trovare la via per raggiungere quella unità per la quale Gesù Cristo rivolse al Padre così ardente preghiera”. Il Cardinale aggiunge che il desiderio dell’unità è stato favorito dagli  studi biblici e storici e che esso è maggiore nei paesi europei che negli Stati Uniti, dove le divisioni dei protestanti in moltissimi gruppi causano notevoli difficoltà al raggiungimento dell’unità. Due segni mostrano la “nostalgia” dell’unione: la creazione del Consiglio Mondiale delle Chiese, i cui aderenti sono accomunati dalla verità di “riconoscere Gesù Cristo come loro Salvatore e Dio”; la diffusione dell’Ottava di preghiere per l’unità (18-25 gennaio). Tuttavia occorre evitare facili illusioni poiché, dopo secoli di divisioni, molte sono le difficoltà da superare. Riguardo agli Ortodossi, il Papa non si attende subito l’unione, ma “il riavvicinamento prima, il riaccostamento poi e la riunione perfetta di tanti fratelli separati con l’antica Madre comune”; essi sono molto più vicini alla Chiesa cattolica dei gruppi protestanti, poiché da essa li divide soltanto la dottrina del primato e dell’infallibilità del Sommo Pontefice.

In un’altra occasione, a Monaco di Baviera, il cardinal Bea dichiara che il Concilio non risolverà tutti i problemi, specialmente quelli riguardanti l’unione delle Chiese, perchè a ciò non si è ancora preparati; scopo di esso, piuttosto, è “elaborare concrete premesse che permettano l’apertura di un dialogo tra i cattolici e le altre confessioni cristiane”.

6 – La fase preparatoria (giugno 1960 – settembre 1962)

Con il Motu proprio Superno Dei nutu, il 4 giugno 1960 Giovanni XXIII annuncia l’inizio della fase preparatoria e la costituzione di una Commissione Centrale presieduta dal Papa stesso, di dieci Commissioni presiedute dai presidenti delle Congregazioni di Curia, col compito di preparare gli schemi sui vari temi da trattare in Concilio, più due Segretariati.

1 – Commissione teologica;

2 – Commissione sui vescovi e il governo delle diocesi;

3 – Commissione sulla disciplina del clero e del popolo cristiano;

4 – Commissione sui religiosi;

5 – Commissione sulla disciplina dei sacramenti;

6 – Commissione sulla sacra liturgia;

7 – Commissione sui seminari, gli studi e l’educazione cattolica;

8 – Commissione sulle Chiese orientali;

9 – Commissione sulle missioni;

10 – Commissione sull’apostolato dei fedeli.

Ad esse si aggiungono:

Segretariato per i cristiani separati dalla Sede Apostolica, perché anch’essi “possano seguire i lavori del Concilio e trovare la via per raggiungere quell’unità per la quale Gesù rivolse al Padre Celeste così ardente preghiera”.

Segretariato per i problemi riguardanti stampa, radio, televisione, cinema, ecc.

Gli Acta e i Notiziari di G. Caprile ci riportano i discorsi di apertura e di chiusura di Giovanni XXIII in occasione delle sette sessioni complessive tenute dalla Commissione Centrale preparatoria (l’ultima delle quali il 20 giugno 1962), da lui presiedute; i lavori delle dieci Commissioni per preparare gli schemi relativi ai diversi temi da affrontare in Concilio e che la Commissione Centrale poi esaminò per decidere quali di quegli schemi sarebbero stati presentati all’assemblea conciliare per essere discussi e approvati. Infatti, per alcuni dei temi sopra elencati, furono elaborati schemi diversi da più Commissioni, al punto che la Commissione Centrale ne ricevette e ne esaminò ben 71: di essi ne furono poi presentati in Concilio complessivamente 22.

#5 – I vota dei vescovi (versione più lunga)

Ecco un accenno ad alcuni vota, distinti per temi, sotto la voce Doctrinae capita (la Dottrina della Chiesa):

De theologica speculatione: Spogliare la Rivelazione della sua veste aristotelica e platonica e adottare un linguaggio più biblico; dare maggiore libertà ai teologi nell’indagare la verità. De fide catholica: chiarire i rapporti tra fede, ragione, progresso scientifico. De Sacra Scriptura: ogni nazione abbia una versione della Bibbia nella propria lingua; diffondere edizioni integrali della Bibbia per eliminare l’ignoranza della Scrittura tra i cattolici. De catholica Traditione: per favorire l’unione con i fratelli separati, si riveda il concetto di Tradizione e si dica che fonte primaria della Rivelazione è la Scrittura. De Ecclesia: si riaffermino il primato e l’infallibilità papali anche con espressioni della Scrittura e dei Padri: così il Papa non apparirà come altro dalla Chiesa, ma come membro gerarchico dell’unica Chiesa, in unione con gli altri membri; non si diano nuove definizioni dogmatiche che risultino pericolose all’unione con i fratelli separati, e non si usi più la formula dell’anatema; si chiarisca il ruolo e la dignità dei laici nella Chiesa. De Ecclesia et Statu: si tratti il tema della libertà di coscienza, la libertà religiosa, la tolleranza dei culti, lo Stato aconfessionale, la dottrina del bene comune; si diano indicazioni sulla collaborazione politica dei cattolici con altri partiti politici. De sociali doctrina Ecclesiae: alla Chiesa nulla di umano è estraneo, essa vuole liberare gli uomini da ogni ingiustizia, sostiene la dignità di ogni persona e l’uguaglianza dei diritti di tutti; il diritto alla vita è primario, quello alla proprietà è secondario e deve svolgere una funzione sociale. De theologia morali: respingere la teoria delle due norme morali, una per la vita privata, l’altra per quella pubblica: vi sono uomini cattolici che negli affari e in politica mancano di una vera coscienza.

De erroribus damnandis: ateismo, agnosticismo, immanentismo, positivismo, materialismo, laicismo, liberalismo, capitalismo, comunismo, marxismo, socialismo, nazionalismo, totalitarismo, ecc.

#4- Il lungo e impegnativo periodo di preparazione del Concilio Vaticano II.

Dall’annuncio del Concilio del 25 gennaio 1959 al suo effettivo inizio, l’11 ottobre 1962, è trascorso un periodo di quasi quattro anni, che si suole distinguere in due fasi: antepreparatoria (maggio 1959-maggio 1960), preparatoria (giugno 1960-settembre 1962).

Oggi, perciò, e nei prossimi interventi, ci soffermeremo su alcuni momenti significativi di queste due fasi, che possono aiutarci a capire l’importanza di un lavoro organizzativo così ampio e complesso e le difficoltà che inevitabilmente si sono dovute affrontare.

Il 15 maggio 1959 viene nominata la Commissione antepreparatoria, presieduta dal Cardinal Tardini, Segretario di Stato, e costituita da dieci membri, e ne vengono definiti i compiti: consultare i futuri Padri conciliari, le Congregazioni romane, le Università ecclesiastiche e cattoliche di tutto il mondo, sui temi più urgenti da trattare nel Concilio.

Il 18 giugno 1959 viene inviata una lettera ai destinatari sopra elencati perché facciano pervenire, in latino, i loro vota (proposte) omni cum libertate et sinceritate, entro il 1 settembre 1959; Tardini precisa: “Il Concilio sarà, più che dogmatico, pratico; più che ideologico, pastorale”.

Il 21 marzo 1960 viene spedita una lettera per sollecitare i vescovi, che ancora non l’avessero fatto, a mandare i loro vota.

Esito della consultazione: pervenute 2150 risposte su 2812 soggetti interpellati, tra Vescovi, Superiori di Ordini religiosi, Istituti di studi superiori.

Questo vasto materiale ha richiesto un lungo lavoro di schedatura per suddividere e raccogliere, per temi, le proposte pervenute alla Santa Sede, in base a cui capire quali fossero gli argomenti da trattare  e successivamente elaborare gli schemi da presentare e discutere in Concilio.

La fase antepreparatoria si conclude  il 30 maggio 1960 con un discorso in cui Giovanni XXIII traccia un bilancio senz’altro positivo del lavoro svolto dalla Commissione a tale scopo costituita un anno prima.

La prossima volta si offrirà un brevissimo saggio degli innumerevoli vota pervenuti in Vaticano e conservati in ben 14 volumi degli Atti.

#3- L’annuncio del Concilio Vaticano II (25 gennaio 1959) e l’Enciclica Ad Petri Cathedram (29 giugno 1959)

Da alcune testimonianze sappiamo che l’idea di un nuovo Concilio venne al successore di Pio XII, Giovanni XXIII, eletto Papa il 28 ottobre 1958, in modo spontaneo e pressoché improvviso: perciò esso non fu affatto una ripresa del Concilio progettato da Pio XII. L’annuncio venne dato da Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, ricorrenza della Conversione di S. Paolo, ai diciassette cardinali riuniti nella basilica di S. Paolo fuori le mura. Nel discorso tenuto, come Vescovo di Roma sottolineò il grande sviluppo avuto dalla città negli ultimi decenni e i problemi connessi alla situazione e all’assistenza spirituale della popolazione; come Pastore della Chiesa universale accennò ai pericoli, per la vita spirituale dei fedeli, derivanti dall’eccessiva attrattiva esercitata dai beni materiali e accresciuta dal progresso della tecnica. Per far fronte a ciò, il Papa annuncia quindi tre avvenimenti importanti: la celebrazione di un Sinodo diocesano per Roma, di un Concilio Ecumenico per la Chiesa universale e l’aggiornamento del Codice di Diritto Canonico. Per quanto riguarda il Concilio Ecumenico, esso vuole essere “un invito ai fedeli delle Comunità separate a seguirci anch’esse amabilmente in questa ricerca di unità e di grazia, a cui tante anime anelano da tutti i punti della terra”.

Sulle tre iniziative annunciate il Papa ritorna con l’Enciclica Ad Petri Cathedram del 29 giugno 1959, auspicando che esse “possano felicemente condurre a una maggiore e più profonda conoscenza della verità, ad un salutare incremento del costume cristiano e alla restaurazione dell’unità, della concordia, della pace”. L’unità è una caratteristica ben visibile della Chiesa Cattolica che, sotto la guida di Pietro, l’ha ricevuta da Cristo stesso: è un’unità di fede, di regime, di culto. Unità di fede perché vi è una sola verità, tuttavia vi sono punti sui quali “la Chiesa cattolica lascia libertà di disputa ai teologi, in quanto si tratta di cose non del tutto certe e tali dispute non rompono l’unità della Chiesa”. Unità di regime poiché i fedeli sono soggetti ai sacerdoti, questi ai vescovi, e i vescovi al Papa successore di Pietro posto da Cristo a fondamento della Chiesa. Unità di culto perché nella Chiesa si celebra un solo sacrificio, quello eucaristico, pur con riti diversi.

Segue infine un appello ai cristiani separati: “Considerate che il nostro amoroso invito all’unità della Chiesa non vi chiama in casa forestiera, ma nella propria e comune casa paterna…Noi perciò a tutela dell’unità della Chiesa esortiamo a pregare con perseveranza anche tutti i nostri fratelli e figli in Cristo…a tutti i nostri fratelli e figli separati da questa Cattedra di Pietro ripetiamo le parole: “Io sono Giuseppe vostro fratello” (Gen 45,4)…da questa sospirata unità e concordia sgorgherà una grande pace, quella pace che Cristo ha donato con queste parole: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace; ve la do non come la dà il mondo” (Gv 14,27).

#2 – Progetti di Concilio prima del Vaticano II

La presa di Roma del 20 settembre 1870 aveva determinato la brusca interruzione, divenuta poi definitiva, del Concilio Vaticano I che, di fatto, formalmente non fu mai chiuso. Questo spiega come mai più tardi Pio XI (1922-1939) abbia considerato la possibilità di una ripresa di quel Concilio, anche se poi tale progetto non ebbe una sua effettiva realizzazione.

Anche il suo successore papa Pio XII (1939-1958) pensò alla possibilità di un nuovo Concilio e ne avviò l’effettiva preparazione costituendo una Commissione Centrale preparatoria. La prima fase ebbe inizio nel 1948, con la stesura di un elenco di argomenti da trattare nel futuro Concilio; nella seconda fase nel 1949, in una lettera inviata ai vescovi, si insistette sulla necessità di condannare gli errori del tempo moderno, ai quali il Concilio avrebbe dovuto porre rimedio. Questo il contenuto dottrinale che il Concilio avrebbe dovuto sviluppare: 1- Dio e il suo supremo dominio, fonte di ogni ordine; 2 – Natura e fine dell’uomo; 3 – Natura e compito della Chiesa.

In una terza fase (1949-1951) si cominciò a guardare all’effettivo svolgimento del Concilio; nella Commissione Centrale vennero però delineandosi due diverse posizioni: quella di coloro che ritenevano che il Concilio potesse svolgersi nel 1951, durare poche settimane, dimostrare l’unità dei Padri approvando in breve gli schemi presentati dalla Commissione Centrale, riaffermare le principali verità della Chiesa Cattolica e condannare gli errori della modernità; e la posizione di coloro che, invece, ritenevano necessario un lungo periodo di preparazione, fissando l’inizio del Concilio senza porre limiti alla sua durata e prevedendo uno svolgimento in più sessioni, lasciando ai Padri conciliari la piena libertà di discussione.

Di fronte a queste opinioni contrastanti e ai problemi organizzativi che un Concilio di tali dimensioni poneva, Pio XII preferì abbandonare tale progetto, di cui non si fece più parola.

#1 – Una preziosa testimonianza

La bibliografia sul Concilio Vaticano II ha ormai raggiunto dimensioni vastissime e ciò denota l’importanza che tale evento ha avuto non solo per la Chiesa Cattolica, ma anche per le altre Chiese cristiane e per la società civile sia italiana che mondiale.

Numerose sono state le interpretazioni date, in particolare, ad alcuni tra i testi finali prodotti dall’assise conciliare, che tuttora non mancano, in prossimità, ormai, del sessantesimo anniversario dal suo inizio, di suscitare continuo interesse e nuove discussioni: spesso per constatare, dopo tanti anni, la scarsa applicazione, se non addirittura l’oblio, in cui sono cadute alcune indicazioni conciliari, che lo stesso Papa Francesco ha più volte richiamato all’attenzione della Chiesa.

A maggior ragione risultano di grande importanza, per conoscere e mantenere viva e attuale l’eredità lasciataci da un evento così decisivo, le due opere citate la scorsa volta, da cui si possono attingere moltissime informazioni: gli Atti del Concilio e i cinque volumi curati da G. Caprile, un gesuita che, su richiesta dello stesso Giovanni XXIII, compilò e raccolse i notiziari  relativi a ciò che avvenne durante la fase preparatoria e il successivo svolgimento del Concilio (1959-1965), a cui egli potè assistere personalmente.

Per quanto riguarda i 66 volumi degli Atti, il loro valore straordinario consiste certamente nel fatto che essi contengono e ci offrono tutto ciò che venne proposto, discusso, approvato dai Padri conciliari, a partire da quando Papa Roncalli annunciò, il 25 gennaio 1959, la sua decisione di convocare il Concilio, fino alla sua conclusione, l’8 dicembre 1965. Materiale, quello raccolto negli Atti, amplissimo e più volte citato da Caprile stesso, che rappresenterà un punto di riferimento costante in questo nostro percorso quindicinale sul Vaticano II.

#3- L’annuncio del Concilio Vaticano II (25 gennaio 1959) e l’Enciclica Ad Petri Cathedram (29 giugno 1959) Da alcune testimonianze sappiamo che l’idea di un nuovo Concilio venne al successore di Pio XII, Giovanni XXIII, eletto Papa il 28 ottobre 1958, in modo spontaneo e pressoché improvviso: perciò esso non fu affatto una ripresa del Concilio progettato da Pio XII. L’annuncio venne dato da Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959, ricorrenza della Conversione di S. Paolo, ai diciassette cardinali riuniti nella basilica di S. Paolo fuori le mura. Nel discorso tenuto, come Vescovo di Roma sottolineò il grande sviluppo avuto dalla città negli ultimi decenni e i problemi connessi alla situazione e all’assistenza spirituale della popolazione; come Pastore della Chiesa universale accennò ai pericoli, per la vita spirituale dei fedeli, derivanti dall’eccessiva attrattiva esercitata dai beni materiali e accresciuta dal progresso della tecnica. Per far fronte a ciò, il Papa annuncia quindi tre avvenimenti importanti: la celebrazione di un Sinodo diocesano per Roma, di un Concilio Ecumenico per la Chiesa universale e l’aggiornamento del Codice di Diritto Canonico. Per quanto riguarda il Concilio Ecumenico, esso vuole essere “un invito ai fedeli delle Comunità separate a seguirci anch’esse amabilmente in questa ricerca di unità e di grazia, a cui tante anime anelano da tutti i punti della terra”. Sulle tre iniziative annunciate il Papa ritorna con l’Enciclica Ad Petri Cathedram del 29 giugno 1959, auspicando che esse “possano felicemente condurre a una maggiore e più profonda conoscenza della verità, ad un salutare incremento del costume cristiano e alla restaurazione dell’unità, della concordia, della pace”. L’unità è una caratteristica ben visibile della Chiesa Cattolica che, sotto la guida di Pietro, l’ha ricevuta da Cristo stesso: è un’unità di fede, di regime, di culto. Unità di fede perché vi è una sola verità, tuttavia vi sono punti sui quali “la Chiesa cattolica lascia libertà di disputa ai teologi, in quanto si tratta di cose non del tutto certe e tali dispute non rompono l’unità della Chiesa”. Unità di regime poiché i fedeli sono soggetti ai sacerdoti, questi ai vescovi, e i vescovi al Papa successore di Pietro posto da Cristo a fondamento della Chiesa. Unità di culto perché nella Chiesa si celebra un solo sacrificio, quello eucaristico, pur con riti diversi. Segue infine un appello ai cristiani separati: “Considerate che il nostro amoroso invito all’unità della Chiesa non vi chiama in casa forestiera, ma nella propria e comune casa paterna…Noi perciò a tutela dell’unità della Chiesa esortiamo a pregare con perseveranza anche tutti i nostri fratelli e figli in Cristo…a tutti i nostri fratelli e figli separati da questa Cattedra di Pietro ripetiamo le parole: “Io sono Giuseppe vostro fratello” (Gen 45,4)…da questa sospirata unità e concordia sgorgherà una grande pace, quella pace che Cristo ha donato con queste parole: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace; ve la do non come la dà il mondo” (Gv 14,27).

Spigolature tra le fonti del Concilio. Notizie, curiosità e aneddoti dalle voci dei protagonisti.

Da oggi, mercoledì 29 settembre 2021, con cadenza quindicinale, sul nostro sito (www.bibliotecadiocesanabg.it), inizia la pubblicazione di una rubrica dedicata al Concilio Vaticano II a cura di Giorgio Gervasoni, dal titolo Spigolature tra le fonti del Concilio.

In Biblioteca si conservano due opere fondamentali dedicate a tale evento:

– gli Atti del Concilio, suddivisi in Acta et documenta Concilio Oecumenico Vaticano II apparando e Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Oecumenici Vaticani II, in 66 volumi editi dalla Libreria Editrice Vaticana;

– Il Concilio Vaticano II : cronache del Concilio Vaticano II, edite da La Civiltà Cattolica, in 5 volumi curati da G. Caprile.

Con questa rubrica vogliamo sondare la straordinaria ricchezza di informazioni contenute in queste pubblicazioni, soffermandoci, oltre che su alcuni momenti particolarmente importanti e su alcuni protagonisti di primo piano del Concilio, anche su certi aspetti, notizie ed aneddoti che potrebbero essere d’aiuto ad entrare nel clima e nello spirito di un evento così significativo per l’intera Chiesa.

Si tratterà di interventi, per ragioni di spazio, sintetici, senza alcuna pretesa di essere esaurienti, ma con l’intento di suscitare in chi legge qualche stimolo e interesse a proseguire nell’approfondimento personale.

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