Dicembre 2021

S.P. Arnaold, Dio è nudo. Inno alla divina fragilità.

Editore: Queriniana
Anno: 2021
Pagine: 233

In questo libro Simone Pierre Arnold, monaco benedettino, considerato uno dei fondatori della teologia andina, ci invita a rinunciare radicalmente alle immagini di Dio costruite nel corso della storia religiosa e collettiva, per contemplare il Dio nudo rivelato da Gesù nella sua umana fragilità, in un movimento radicale di kenosi voluto dal Padre e vissuto nel Figlio attraverso l’azione e la presenza dello Spirito Santo, per arrivare ad una fede più matura e più coerente con l’amore ostinato di Dio. Un Dio incompiuto, liberamente e volontariamente vulnerabile all’altro, infinitamente più semplice di quello che i nostri cuori complicati tendono a riconoscere e ad adorare.

L’umano è fragilità, nudità, vulnerabilità, limite, ed è in queste dimensioni assunte in primis che Gesù rivela Dio. L’apice di questa rivelazione è infine nella croce, dove Dio non solo si spoglia, ma lo si spoglia, lo si umilia e lo si sfida a essere Dio secondo la teologia di Satana, che lui peraltro non ha cessato di denunciare nel corso di tutta la storia della salvezza.

La prima nostra e ostinata immagine da abbandonare, frutto di una proiezione infantile delle nostre paure e di un grave errore teologico, è quella di un Dio artefice di un mondo compiuto e completo, nonostante il libro della Genesi indichi fin dall’inizio come il caos, l’incompletezza e il fallimento siano proprio i luoghi scelti dal Dio creatore, quali condizione per un dialogo costante tra creatura e Creatore, per interventi continui di correzione (cfr. la donna come la prima grande ed entusiasta correzione), dove le categorie di fedeltà e misericordia sono inseparabili e imprescindibili, permettendo di mantenere in vita la speranza anche nel profondo delle contraddizioni e delle solitudini umane.

Una lettura consigliata in questo tempo di attesa e di contemplazione che ci prepara al Natale, mistero dell’incarnazione, di un Dio presente dentro la nostra umanità, spesso ferita, ma ancora capace di danzare e fare festa nell’offerta di un amore perenne e incondizionato.

Silvia Piazzalunga