Storie di carta
Nonostante una vita incredibilmente lunga, i documenti mantengono un fascino che supera i confini di tempo e spazio; la loro forma, il loro colore, il loro odore, persino il suono che producono quando vengono presi per essere consultati, riordinati o descritti sono unici.
Una tipologia documentaria che attira sempre molta attenzione e che non può mancare in un archivio storico, di qualunque ente, è il registro. Nonostante la sua struttura fisica, costituita da una coperta esterna in legno o cartone e talvolta rivestita da una copertina pergamenacea o cartacea, al cui interno sono rilegati fogli che lo rendono un vero e proprio volume, esattamente come i codici manoscritti librari, il registro storico è a tutti gli effetti un documento e pertanto fa parte di una serie archivistica. Il suo contenuto, infatti, riguarda la registrazione di dati e informazioni relativi ad un qualsiasi argomento.
In particolare, nell’immagine proposta, si può vedere un registro della prima metà dell’Ottocento: nel margine superiore, si trova il titolo, seguito, immediatamente più in basso, da una tabella ben strutturata con una serie di campi che vengono poi compilati a tutta pagina.
Non vi ricorda niente? Magari uno “strumento” che quasi tutti, oggi, usiamo quotidianamente? Non ricorda le tabelle informatiche di Excel?
Per l’epoca digitale in cui ci troviamo, il richiamo sembra naturale, ma, a dirla tutta, non c’è proprio paragone (ovviamente vince il registro ottocentesco!).
ASVBg, Registri, Registri Sacri Ordini, I/2



