Dal c. V, par. 24: Rapporti con la gerarchia
Spetta alla gerarchia promuovere l’apostolato dei laici, fornire i principi e gli aiuti spirituali, ordinare l’esercizio dell’apostolato al bene comune della Chiesa, vigilare affinché la dottrina e le disposizioni fondamentali siano rispettate…Questo atto della gerarchia prende il nome di «mandato».
Dal par. 25: L’aiuto che il clero deve dare all’apostolato dei laici
Il diritto e il dovere di esercitare l’apostolato è comune a tutti i fedeli, sia chierici sia laici, e anche i laici hanno compiti propri nell’edificazione della Chiesa. Perciò vescovi e sacerdoti lavorino fraternamente con i laici nella Chiesa e per la Chiesa.
Dal c. VI, par. 29: Principi per la formazione dei laici all’apostolato
La formazione all’apostolato suppone che i laici siano integralmente formati dal punto di vista umano. Il laico infatti deve essere un membro ben inserito nel suo gruppo sociale e nella sua cultura, impari ad adempiere la missione di Cristo e della Chiesa vivendo anzitutto nella fede il mistero della creazione e della redenzione; è richiesta una solida preparazione dottrinale e cioè teologica, etica filosofica.
Dai parr. 30, 31: Formazione adatta ai diversi tipi di apostolato (sintesi)
Tale formazione ha inizio con l’educazione dei fanciulli e spetta ai genitori, ai sacerdoti, alle scuole, agli insegnanti, alle associazioni laiche di apostolato. Si abbia sempre di mira il bene comune, si curino le opere di carità e di misericordia, si promuovano centri di studio per sviluppare le attitudini dei laici in tutti i campi dell’apostolato, che deve adattarsi alle nuove necessità dei tempi.


