97. Decreto Apostolicam actuositatem sull’apostolato dei laici (18 novembre 1965)

Il decreto sull’apostolato dei laici, ripreso all’inizio della quarta sessione, nel luglio del 1965 era stato inviato ai Padri con molte modifiche rispetto a quello esaminato nella terza sessione (cfr. nn. 72-75). La discussione si svolge dal 23 al 27 settembre 1965, viene ripresa il 9 e 10 novembre, fino all’approvazione finale nella sessione solenne del 18 novembre, con 2340 voti a favore e solo 2 contrari.

Esso rappresenta una novità assoluta perché è il primo documento di un Concilio che tratti specificamente dei laici. Questo è lo schema:

Proemio; c. I: La vocazione dei laici all’apostolato; c. II: I fini dell’apostolato dei laici; c. III: Vari campi di apostolato; c. IV: Le varie forme di apostolato; c. V: L’ordine da osservare nell’apostolato; c. VI: La formazione all’apostolato; Esortazione.

Dal c. I, par. 2: La partecipazione dei laici alla missione della Chiesa

Questo è il fine della Chiesa: rendere partecipi tutti gli uomini della salvezza operata dalla redenzione, e per mezzo di essi ordinare il mondo intero a Cristo. Tutta l’attività ordinata a questo fine si chiama apostolato… I laici esercitano l’apostolato evangelizzando e santificando gli uomini e animando e perfezionando con lo spirito evangelico l’ordine temporale.

Dal par. 3: I fondamenti dell’apostolato dei laici

I laici derivano il dovere e il diritto dell’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo. Infatti, inseriti nel corpo mistico di Cristo per mezzo del battesimo, sono deputati dal Signore stesso all’apostolato.

Dal par. 4: La spiritualità dei laici in ordine all’apostolato

Poiché la fonte e l’origine di tutto l’apostolato della Chiesa è Cristo, la fecondità dell’apostolato dei laici dipende dalla loro unione vitale con Cristo… Né la cura della famiglia né gli altri impegni secolari devono essere estranei alla spiritualità della loro vita… Questa spiritualità dei laici deve assumere una sua fisionomia particolare a seconda dello stato del matrimonio e della famiglia, del celibato o della vedovanza, della condizione di infermità, dell’attitudine professionale e sociale (continua).