114. Discorso di chiusura del quarto periodo del Concilio (7 dicembre 1965)

Dopo la Dichiarazione comune di Paolo VI e Atenagora, nell’omelia della messa del 7 dicembre il Papa tiene un discorso in cui pone una domanda fondamentale: qual è il valore religioso del Concilio? Con ciò egli intende riferirsi al rapporto tra il Concilio stesso e Dio, che è «ragion d’essere della Chiesa e di quanto ella crede, spera e ama, di quanto essa è e fa». Prima di tutto il Papa afferma che il Concilio ha dato gloria a Dio, ha cercato di conoscerlo, di contemplarlo, di celebrarlo e di proclamarlo agli uomini. Quindi Paolo VI sottolinea alcuni aspetti del tempo in cui il Concilio si è svolto: un tempo in cui «la dimenticanza di Dio si fa abituale e sembra suggerita dal progresso scientifico», in cui l’uomo tende ad affermare la propria autonomia assoluta, liberandosi da ogni legge trascendente. In tale contesto il Concilio ha invece voluto riaffermare «la concezione teocentrica e teologica dell’uomo e dell’universo», che Dio è reale, è vivo, è personale, è provvido, è infinitamente buono, non solo in sé, ma anche per noi.

Il Papa evidenzia poi il fatto che il Concilio, più che delle verità divine, si è occupato della Chiesa, della sua natura, composizione, vocazione ecumenica, attività apostolica: ha compiuto «un atto riflesso su se stesso per conoscersi meglio»; tuttavia esso ha mostrato grande interesse allo studio del mondo moderno, ha voluto avvicinare e comprendere la società del suo tempo, consapevole della frattura creatasi negli ultimi secoli fra la Chiesa e la civiltà profana. Perciò la Chiesa del Concilio si è occupata anche dell’uomo quale oggi in realtà si presenta, con tutte le sue debolezze e grandezze, peccatore e santo; la figura del buon Samaritano ha costituito l’esempio della spiritualità del Concilio, cioè della sua attenzione e della sua «simpatia immensa» per i bisogni umani: in questo senso «la religione del nostro Concilio è stata principalmente la carità evangelica». In particolare, Paolo VI accenna all’atteggiamento fiducioso e ottimista del Concilio nei confronti del mondo contemporaneo, di cui apprezza i valori, gli sforzi, le aspirazioni; inoltre il Concilio «ha desiderato farsi ascoltare e comprendere da tutti, ha cercato di esprimersi anche con lo stile della conversazione oggi ordinaria, è sceso a dialogo e ha parlato all’uomo d’oggi, quale esso è». Ma l’interesse per i valori umani e temporali è dovuto al carattere pastorale che il Concilio ha scelto come programma. Tutto è stato rivolto dal Concilio all’umana utilità, perché la religione cattolica è per l’umanità, è la vita dell’umanità, perché della vita descrive la natura e il destino, le dà il suo vero significato, grazie alla sua scienza di Dio: per conoscere l’uomo bisogna conoscere Dio. Ma poiché nel volto di ogni uomo dobbiamo ravvisare il volto di Cristo, immagine del Padre, per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo. Perciò, conclude il Papa, il significato religioso del Concilio altro non è che «un amichevole invito all’umanità d’oggi a ritrovare, per via di fraterno amore, quel Dio nel quale abitare è vivere».

8 dicembre 1965
: il Concilio si conclude con la celebrazione di una messa solenne, al termine della quale vengono letti dei messaggi indirizzati dal Papa alle diverse categorie del genere umano.