Un atto importante del 7 dicembre 1965 è la Dichiarazione comune di Paolo VI e di Atenagora I, patriarca ortodosso di Costantinopoli, letta contemporaneamente a Roma in San Pietro e a Istambul nella Chiesa del Fanaro, in cui si proclama la riconciliazione tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa, separate da quasi mille anni, dal 1054, dopo una reciproca sentenza di scomunica che i rappresentanti delle Chiese di allora si lanciarono vicendevolmente.
Certamente significativa questa decisione, data l’importanza del tema ecumenico, che è stato uno dei motivi ispiratori che hanno spinto Giovanni XXIII a indire il Concilio e che ha trovato espressione, in particolare, nel Decreto Unitatis redintegratio (cfr. nn. 30, 51-56).
All’inizio della Dichiarazione si ringrazia Dio per la possibilità che Paolo VI e Atenagora I hanno avuto di incontrarsi in Terra Santa nel gennaio del 1964 (cfr. nn. 41-42), col proposito di superare gli antichi contrasti tra le due Chiese, per essere di nuovo «una sola cosa», secondo la preghiera di Gesù.
Si ricordano poi i fatti del 1054 e le reciproche condanne, che riguardavano però solo le persone allora colpite e non intendevano rompere la comunione ecclesiastica tra Roma e Costantinopoli.
Pertanto Paolo VI e Atenagora I dichiarano di deplorare le parole offensive e i gesti di reciproca condanna che hanno accompagnato quei fatti; di «deplorare e cancellare dalla memoria e dal seno della Chiesa le sentenze di scomunica che vi hanno fatto seguito e di condannarle all’oblio»; di deplorare altri avvenimenti che hanno portato alla rottura definitiva della comunione ecclesiastica.
Questo gesto di perdono reciproco non basterà a metter fine alle divergenze, antiche e recenti, tra le due Chiese, ma potrà essere apprezzato «come l’espressione di una sincera volontà reciproca di riconciliazione e come un invito a vivere di nuovo nella piena comunione di fede che fu in atto tra loro nel primo millennio della vita della Chiesa».
Nella foto: la medaglia che ricorda l’incontro a Gerusalemme nel gennaio del 1964 tra Paolo VI e Atenagora


