Elchinger, vescovo di Strasburgo, nella 135^ congr. del 24/9/1965 dice: «L’introduzione allo schema annuncia che il testo esporrà a tutti gli uomini come il Concilio ravvisa l’azione e la presenza della Chiesa in questo mondo. Giovanni XXIII auspicava che la Chiesa si presentasse al mondo con un volto rinnovato: bisognerebbe dire chiaramente, per es., cosa deve fare la Chiesa per contribuire all’elevazione della dignità umana o per eliminare ciò che nelle sue strutture può costituire occasione di incredulità… Ci fu un tempo in cui, per diffidenza, si arrivava a disprezzare il mondo, poi l’epoca in cui il mondo non contava assolutamente nulla. Ecco il momento in cui si vuole mettere fine a questo divorzio fra religione e mondo: è la prima volta che la Chiesa cerca di rispondere alle domande del mondo. La Chiesa deve e vuole salvare l’uomo intero. Il cristiano deve assumere un atteggiamento positivo di fronte al progresso umano. Bisognerà chiamare questo Concilio defensor humanitatis».
Dal Proemio di Gaudium et spes (testo finale)
Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, soprattutto dei poveri e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore… Perciò la Chiesa si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia.
Il Concilio Vaticano II rivolge la sua parola a tutti indistintamente gli uomini, desiderando esporre loro come essa intende la presenza e l’azione della Chiesa nel mondo contemporaneo… Il Concilio non può dare dimostrazione più eloquente della solidarietà, del rispetto e dell’amore di esso verso l’intera famiglia umana, che instaurando con questa un dialogo sui vari problemi, con la luce che viene dal Vangelo. È l’uomo integrale, nell’unità di corpo e anima, che sarà il cardine di tutta la nostra esposizione.


