Liberi sotto la grazia
Alla scuola di sant’Agostino di fronte alle sfide della storia
Maggio 2026
È passato ormai più di un anno dall’8 maggio 2025, quando nel tardo pomeriggio di un giovedì di primavera abbiamo tutti rivolto lo sguardo al camino più famoso del mondo, che con la sua fumata bianca annunciava l’elezione di un nuovo pontefice. E nonostante il primo anno di pontificato di papa Leone XIV sia stato purtroppo segnato dall’aggravarsi di guerre e crisi internazionali, tutti ci ricordiamo le parole con cui si è presentato al mondo: «La pace sia con tutti voi».
È stato interessante osservare che le richieste di libri di sant’Agostino, specie Le Confessioni, siano aumentate presso le più importanti librerie cattoliche, a testimoniare il desiderio di tanti di conoscere chi fosse, da dove arrivasse e come avrebbe guidato la Chiesa il neoeletto Robert Francis Prevost, ex priore degli agostiniani.
Per chi non fosse sazio, la Libreria Editrice Vaticana in collaborazione con l’Ordine Agostiniano ha da poco pubblicato un volume intitolato Liberi sotto la grazia (espressione tratta dalla Regola del vescovo d’Ippona) che raccoglie in sé gli scritti, le omelie e i discorsi dell’allora priore Robert Francis Prevost (anni 2001-2013), già disponibile al prestito. L’occasione da non farsi sfuggire è quella di poter approfondire alcune dimensioni chiave che hanno segnato la fede e la vocazione di un uomo oggi chiamato a essere Sommo Pontefice. Ci limitiamo in questa sede a sottolineare alcuni spunti ritenuti degni di attenzione.
Il primo contributo, datato 21 settembre 2001, è l’omelia nella Messa di chiusura del Capitolo generale del 2001, nel quale Prevost fu eletto priore. Colpisce da subito la sua profonda conoscenza della vita di Agostino (di cui il giorno dell’elezione si è detto “figlio”), citato non come semplice esempio da emulare ma come vero maestro di vita spirituale. I temi presenti in quell’omelia sono gli stessi che emergono a più riprese nei successivi interventi: l’importanza della conoscenza e frequentazione della Scrittura, l’impegno per l’unità e la fraternità, la vita interiore.
È invece il tema della “libertà del credente” al centro dell’omelia del 30 settembre 2012, uno degli ultimi testi, nel quale, rivolgendosi alle monache agostiniane contemplative, Prevost cita il passo di sant’Agostino che ha dato il titolo alla raccolta: «Il Signore vi conceda di osservare con amore queste norme, quali innamorati della bellezza spirituale ed esalanti dalla vostra santa convivenza con il buon profumo di Cristo, non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia». Commentando questo testo, l’allora priore condivide alcune riflessioni sulla vita monastica. Ricorda in particolare che Agostino è chiamato dalla tradizione “Doctor Gratiae”, Dottore della grazia e quindi della libertà. E aggiunge: «La vera libertà è quella che riceviamo da Cristo crocifisso e risorto, una libertà che abbraccia l’intera vita e si estende fino all’eternità».
Esattamente una settimana dopo, di fronte alla stessa assemblea che concludeva una settimana di intensi lavori, Prevost rivolge una densa riflessione in cui emergono tematiche attuali e domande profonde: il cambiamento del mondo e il calo delle vocazioni sono elementi che non si possono nascondere. Si chiede: «È ancora possibile proporre una vita comunitaria sulle orme di Agostino?» e risponde che solo passando attraverso l’unità in Cristo la vita monastica può diventare testimonianza: «L’unità non è uniformità, e la diversità è una fonte ricca di vita per tutti, se non abbiamo timore di accogliere il dono che ci viene offerto».
Sono tanti i discorsi in cui l’allora Priore si rivolge a membri dell’ordine agostiniano concentrandosi sulla dimensione contemplativa, ma non mancano gli inviti alla testimonianza e all’annuncio missionario che può nascere anche dentro il monastero: citando san Paolo e sant’Agostino ricorda che «Dio diffonde attraverso di noi la fragranza della sua conoscenza nel mondo, perché noi siamo per Dio la fragranza di Cristo (cfr. 2Cor 2,14-15)». Tutti i religiosi sono dunque chiamati a «diffondere nel mondo l’amore e l’imitazione di Cristo».
In tutti i discorsi e le omelie raccolte emergono i tratti del futuro pontefice, attento al tema dell’unità – che non è assenza di differenze, ma armonia e concordia – e dunque della pace, che sottolinea l’importanza del rinnovamento della vita spirituale, con una forte attenzione alla dimensione contemplativa, ma anche dell’anelito missionario che spinge la Chiesa in uscita. È forte l’eco del predecessore Francesco, così come il riferimento costante a sant’Agostino, di cui sottolinea in più testi l’inquietudine che spinge alla conversione e la centralità dell’amore come “grazia” da accogliere.
Non a caso, sono tre le parole chiave che vengono suggerite nell’introduzione per riassumere il pensiero di Prevost: “poveri”, “giustizia” e “pace”. Tre pilastri che coronano la sua visione di unità e grazia, e che mostrano un Papa che fin dall’inizio del suo ministero nella Chiesa ha lavorato per quella Magnifica Humanitas che Dio tanto ama e che desidera felice e in pace.
Buone letture a tutti!
Davide Spinelli




