La società senza rispetto
Come abbiamo perso tatto, riguardo e cortesia
Ottobre 2026
Qualche mese fa abbiamo già incontrato nelle nostre recensioni il filosofo Byung-Chul Han, autore di numerosi saggi dedicati all’analisi della società capaci di smascherare alcuni meccanismi pericolosi a cui ormai siamo abituati. Il suo contributo è prezioso perché non si limita a proporre una visione lucida delle contraddizioni del presente, ma prova a mostrare un sentiero da seguire per uscirne. Nel mese di settembre ha visto la luce un’altra fatica del filosofo sudcoreano naturalizzato tedesco dal titolo La società senza rispetto. Come abbiamo perso tatto, riguardo e cortesia.
A un primo sguardo superficiale, leggendo il titolo potremmo pensare a un trattato di galateo. In realtà, il lettore si trova davanti un testo diretto e illuminante, che senza giri di parole ci porta dentro i grandi cambiamenti della nostra società. Il filosofo affronta i temi del libro (rispetto, attenzione, identità, alterità, vergogna, valori, stima e autorità) partendo da alcuni scritti di altri pensatori e dialogando con loro. Immanuel Kant, Jürgen Habermas e Richard Sennett sono solo alcuni dei grandi autori “alleati” che Han chiama in causa, riproponendoli in maniera stimolante e aderente ai temi trattati.
Leggendo il libro si ha l’impressione di percepire con chiarezza qualcosa che già sapevamo, ma che nel tempo era andato disperso nella nostra memoria, come una pagina di appunti degli anni del liceo. Fin dalle prime pagine emerge una delle tesi principali che si capisce subito stare molto a cuore al nostro autore: l’importanza del rispetto in primo luogo come rispetto di se stessi. Una società solida è una società nella quale gli individui sono consci di essere meritevoli di rispetto e hanno fiducia nella loro capacità di portare a termine le proprie occupazioni e faccende. Questo pilastro è alla base del buon vivere, perché solo dove c’è rispetto per se stessi può esserci rispetto per gli altri. La psicologia sembra confermare questa tesi, come lui stesso ricorda nel libro, mostrando come chi vive atteggiamenti di arroganza o di prepotenza spesso ha una scarsa stima di sé, una bassa considerazione delle proprie capacità. E così anche nel Vangelo il comandamento dell’amore “ama il prossimo tuo come te stesso” ricorda che l’amore per il fratello si fonda nella fiducia in se stessi.
Tornando al libro, in ogni capitolo l’autore parla della società odierna, mostrando con esempi immediati il ribaltamento pericoloso che stiamo vivendo. Nel caso del rispetto, in una società bene ordinata tutti sono meritevoli di rispetto in quanto uomini. Oggi però siamo in quella che Han chiama la “società della prestazione”, dove il valore di una persona dipende dalle sue azioni ed essa viene costantemente giudicata. Il rispetto diventa qui qualcosa da guadagnare continuamente e che quindi si può anche perdere. Il principio che governa la società non è la regola d’oro, bensì il famoso “chi vince prende tutto”, che potremmo tradurre anche con “vince il più forte/il più prestante”. A sua volta questo meccanismo mina la convivenza civile, poiché tutti sono potenziali nemici, tutti contro tutti. I legami comunitari, che un tempo aumentavano anche la fiducia tra i singoli, oggi spariscono, lasciando spazio ai legami commerciali, dove tutto ha un valore quantificabile. In un altro punto del libro l’autore, citando Kant, ricorda la differenza tra dignità e prezzo: la dignità rende incomparabili, mostra l’unicità di ognuno, mentre la mercificazione odierna afferma un prezzo per ogni cosa. Senza dignità diventiamo tutti dei prodotti.
Queste semplici pennellate permettono di intuire l’importanza di un’analisi precisa che smascheri la trappola nascosta nella società del benessere in cui viviamo per permetterci di vivere con gli occhi aperti, attenti a ciò che conta davvero. Han dice le cose come stanno. Ci aiuta a stare davanti alla complessità del nostro mondo illustrandoci i pericoli e le trappole. Non si nasconde dietro alla tentazione di chi dice “ognuno sceglie per sé il bene che preferisce”, ma ci incoraggia a riscoprire una gerarchia di valori per evitare che la nostra vita diventi – o rimanga – una semplice sopravvivenza nello scorrere dei giorni. Per fare questo è fondamentale – sembra ricordarci continuamente – non pensarsi come monadi isolate ma come uomini e donne sempre in relazione, sempre dinanzi all’Alterità sacra di chi è accanto a noi e ci chiama alla responsabilità che si fa cura concreta.
Ogni giorno, perché la nostra vita non sia spenta, ma piena.
Davide Spinelli




