Vita economico-sociale: su questo tema, con particolare riferimento alla condizione dei poveri, il card. spagnolo Arriba y Castro nella congr. 141^ del 4/10/1965 osserva che la Chiesa è chiesa dei poveri, poiché non solo si occupa di loro, ma ne favorisce la promozione ad uno stato economico e sociale più degno e più umano. Il comunismo non è una soluzione al problema sociale, ma può diventare una rovina per l’umanità per colpa di quanti non hanno messo in pratica il Vangelo. Occorre perciò attuare la dottrina sociale della Chiesa e ciò spetta in primo luogo ai proprietari dei beni terreni. Il card. di Siviglia J. Bueno y Monreal osserva che il capitolo 3 non pone in risalto l’aspetto sociale di una giusta distribuzione dei redditi; l’esposizione, inoltre, riflette una mentalità capitalistica, che ha dato luogo alle lotte di classe.
G. Thangalathil (India): il c. 3 non contiene citazioni della Scrittura, che pure sono numerose, sull’uso delle ricchezze. L’aiuto ai paesi poveri meriterebbe un posto di primo piano, per eliminare lo scandalo dello squilibrio fra ricchi e poveri e per garantire la pace. A. Fernandes (India), a nome di molti vescovi di Asia, Africa, America latina, rileva che la maggior parte dell’umanità vive nel Terzo Mondo, afflitto dalla povertà: lo schema accenna sì a questa situazione, ma il Concilio dovrebbe parlarne di più e mostrare il dovere di tutti i cristiani di lavorare alla soluzione dei gravi problemi che affliggono i paesi più poveri. M. Himmer (Belgio): il progresso economico e l’aumento della produzione devono essere a servizio dell’uomo, non del lucro, e posti in connessione con i principi fondamentali del cristianesimo; perciò occorre fornire una base teologica all’attività economica dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio.


