110. Costituzione pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (7 dicembre 1965)

Promuovere la pace e condannare la guerra: su questo tema il card. Liénart (Francia) nella 143^ congr. del 6/10/1965 sottolinea che la distinzione tra guerra giusta e ingiusta non basta più: il ricorso alle armi è permesso solo per ristabilire la giustizia, ma come è ancora possibile ciò con i mezzi inumani di cui oggi si dispone? Perciò oggi i diritti vanno difesi non con le armi, ma sopprimendo le ingiustizie, che causano guerre, con opere di giustizia e di fraternità. Bisogna perfezionare lo schema del testo, che si rifà alla Pacem in terris di Giovanni XXIII, ma senza attenuarne la dottrina.

Il card. Léger (Canada): la teoria classica sulla moralità della “guerra giusta” appare inapplicabile per la potenza distruttiva delle armi attuali; è perciò irragionevole considerare la guerra odierna uno strumento proporzionato e lecito per rivendicare i diritti violati. Bisogna piuttosto rafforzare un’autorità internazionale che garantisca la pace e i cattolici devono collaborare con gli altri cristiani e i seguaci delle altre religioni in difesa della dottrina della non violenza.

L. Castan Lacoma (Spagna): si dovrebbe dire che nessuna nazione ha da sola l’autorità di dichiarare una guerra, perché gli effetti di essa possono ricadere anche sui non belligeranti. La guerra atomica è ingiusta e si deve operare una soppressione concorde delle armi nucleari. L’unica soluzione efficace in favore della pace, a cui il testo accenna, è la costituzione di un organismo internazionale che risolva pacificamente i conflitti.

E. Duval (Algeri): il testo deve invitare tutti con più forza alla pace e deve condannare il razzismo che è uno dei principali disordini della nostra epoca, segno di disprezzo per l’uomo e offesa a Dio. Altro pericolo permanente di guerra è lo squilibrio nella distribuzione delle ricchezze tra paesi ricchi e poveri.