106. Costituzione pastorale Gaudium et Spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (7 dicembre 1965)

Matrimonio: su questo tema Ruffini (Palermo) nella congr. 138^ del 29/9/1965 afferma: «Il testo non cita Casti connubii di Pio XI (1930) e non distingue tra fine primario (procreazione) e fini secondari, cosa che è un punto fermo della dottrina cattolica; esso accentua troppo i fini secondari e da esso non si deduce la verità che ogni atto inteso a privare artificialmente l’unione coniugale della sua finalità procreativa, è disonesto e contro natura».

Léger (Montreal): «La nuova redazione del testo espone meglio di quella precedente la legittimità dell’amore coniugale. Il matrimonio è anche e soprattutto una comunanza di vita e di amore, ma alcune affermazioni sembrano suggerire che tale comunanza sia un semplice mezzo per la procreazione e che non abbia senso se non in rapporto ad essa: ciò è falso e avvilisce la dignità dell’amore umano. Perciò si deve dire chiaramente che il matrimonio è comunanza di vita e di amore e quale significato assume la generazione della prole per l’amore e la vita coniugale, la cui fecondità è come il culmine dell’amore reciproco».

G. Colombo (Milano): «Il capitolo piace perché l’amore coniugale è dichiarato fine intrinseco, coessenziale alla finalità procreativa. Dalla natura propria dell’amore coniugale si fa derivare l’obbligo della fedeltà e dell’indissolubilità e l’intimo rapporto con la fecondità e la paternità responsabile».

J. Reuss (Germania): «Il testo pone giustamente in rilievo l’importanza dell’amore coniugale, che sta alla base dello stesso matrimonio, della procreazione e dell’educazione della prole».